Tutti gli articoli di Flavio Dal Lago

Gesù: una voce nuova 4/11/2021

GESÙ: UNA VOCE NUOVA 

4 Luglio 2021

Il Vangelo odierno ci parla di Gesù che “venne nella sua patria”,
Nazareth, dove era cresciuto nella sua infanzia e adolescenza.
Gesù, più o meno a trent’anni, va ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare di Tiberiade; lo fa per distaccarsi dalla sua famiglia che gli impediva la libertà di pensiero e di azione.
La sua fama cresce per la novità delle sue proposte e per i gesti che compie: le folle sono attratte e lo cercano. I suoi paesani si stupiscono, non capiscono; Gesù non aveva studiato, era un falegname, era uno di loro.
Che il profeta fosse uno della porta accanto pareva cosa impossibile. Noi, uomini e donne, cerchiamo Dio in alto, nei cieli, mentre Dio, in Gesù, si è abbassato, si è inginocchiato e ha lavato i piedi dei suoi discepoli.
L’uomo cerca Dio in alto mentre Dio ha scelto di abbassarsi.
Tutto ciò “era per loro motivo di scandalo” (Mc 6,3).
Il biblista Bruno Maggioni afferma: “Non si può conoscere la divinità di Gesù senza conoscere prima la sua umanità, perché è nell’umanità di Gesù che Dio si svela e si fa conoscere”.
Il Vangelo contiene un’infinità di frammenti di umano in Gesù. il rapporto con i bambini, gli amici, le donne, il fascino che suscitavano in lui i tramonti, i gigli del campo, il volo degli uccelli, l’incanto delle spighe di grano, il suo amore per i malati, i lebbrosi…
In questa umanità di Gesù traspare il volto di Dio.

Soltanto abbi fede …. 27/06/2021

SOLTANTO ABBI FEDE…

27 Giugno 2021

Quando guardiamo alla nostra esistenza constatiamo come la malattia e la morte siano sempre in agguato: un incidente, un male incurabile…
Quando ciò accade viviamo un profondo senso di impotenza e di paura.
Anche noi cristiani rischiamo di vacillare. Se Dio è buono, perché la sofferenza? Perché la malattia? Perché la morte?
Dimentichiamo che “il dolore e la malattia fanno parte del mistero dell’uomo sulla terra” (San Giovanni Paolo II)
Fatichiamo a comprendere che, pur lottando contro la malattia, il dolore ha bisogno di essere illuminato dalla fede. Solo così potremo accettare la parola rivolta a noi dalla sofferenza che bussa alla nostra porta. Dio stesso ci ha insegnato che queste esperienze dolorose non vanno spiegate, ma accettate, attraversate, accompagnate.
Quando il dolore è illuminato dalla fede ci si ritrova nella disponibilità ad accettare la pagina buia della prova.
E’ la fede a non farci perdere la certezza di essere figli amati anche se attraversiamo la prova. Fa paura essere soli e soffrire!
E’ la fede a permettere di benedire il Dio della vita senza maledire un’esistenza faticosa. Una fede che sa osare anche di fronte ad una situazione senza ritorno: Questo è il vero miracolo!
Occorre una fede che sappia attraversare le notti della vita.

Dio non dorme 20/06/2021

DIO NON DORME 

20 Giugno 2021

Quante volte, nelle tempeste della vita, abbiamo avuto la dolorosa impressione che Dio fosse addormentato, da qualche parte, lontano da noi?
Anche il Salmista grida: “Svegliati, perché dormi, Signore? Non vedi l’angoscia dei tuoi piccoli? (Sal 44,24).Quante volte le nostre preghiere se ne sono volate via, senza nessuna risposta? E gli apostoli, quella sera di tempesta sul lago, cosa dicono: Non t’importa che moriamo? Non t’importa della vita e della morte dei tuoi amici”? Sono parole dure che nascono dalla paura, dall’angoscia.
Quante persone, torturate dalla vita, si arrabbiano con il Signore per il suo silenzio?
Ma anche questa è preghiera. Di lacrime e di paura.
Persino il povero Giobbe, distrutto dal dolore per aver perso tutto, diceva: “Vattene via, lasciami tranquillo!” (Gb 10,20).
Persino Gesù griderà dalla croce: “Dio, tu mi hai abbandonato, perché?” (Mt 27,46).
Ma Dio è presente, non come vorremmo noi, ma come Lui vuole e sa. Come ai discepoli sul lago Gesù ci dice: “Mi importa di te, tu sei importante per me. Mi importano i passeri del cielo, mi importano i gigli del campo e tu vali molto di più!
L’importante è che il Signore rimanga accanto a noi sulla barca in tempesta.
Con Lui attraverseremo il mare, le battaglie, le prove, le paure.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito” (Sal 33,19).

Il seme sparso 13/06/2021

IL SEME SPARSO 

13 Giugno 2021

La parabola del seme, che oggi il Vangelo ci presenta, è rivolta a chi vive la preoccupazione di vedere i frutti del proprio lavoro.
Gesù ci insegna a imparare ad attendere. Il rifiuto degli uomini o la loro accoglienza superficiale potranno rallentare il cammino della Parola seminata, ma non potranno ostacolarne la fecondità.
Allontaniamo da noi l’ansia, la paura. Il raccolto è garantito nei tempi e nei modi che Dio solo conosce; in modo misterioso, silenzioso, invisibile.
Dio, gettando il seme, vuole vederlo crescere e germogliare, attraverso la creatività e la responsabilità dell’uomo.
L’uomo, ogni uomo, ogni genitore è spronato ad attendere con pazienza, con fiducia e con speranza.
Perché, nei giovani, il seme seminato senza risparmio dai genitori e dalla comunità sembra spegnersi e morire?
Dio è sempre all’opera. Dio sparge il seme a piene mani. Dio porta sempre a compimento l’opera che ha iniziato.
La fecondità del seme, la quantità di grano raccolta, non dipendono dalla nostra bravura. Non tutto dipende da noi. Una volta gettato il buon seme possiamo solo fidarci e attendere. Il Regno di Dio ha in sé una potenza misteriosa, irresistibile, che nessuno può bloccare!
Dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce” (Mc 4,27).

Prendete, questo è il mio corpo 06/06/2021

PRENDETE, QUESTO E’ IL MIO CORPO” (Mc 16,22-24)

6 Giugno 2021

La festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo ha radici molto antiche ed è diffusa in tutta la Chiesa cattolica. Ha avuto, a seconda dei luoghi, forme di intensa popolarità espresse, soprattutto, nelle processioni, nei canti, nella liturgia. Come non ricordare, con un po’ di nostalgia, le processioni coi bambini che spargevano petali di fiori, soprattutto rose, durante la processione del Corpus Domini!. Oggi, ricordando le parole di Gesù: “Prendete, questo è il mio Corpo e questo è il mio Sangue dell’alleanza” vogliamo porre la nostra attenzione sulla parola “prendete”. Gesù non ha chiesto agli apostoli di adorare il pane, di pregare quel pane, ma di mangiarlo perché Egli vuole entrare nell’uomo, nel profondo del suo essere. L’Eucaristia è il segno di una cena, una cena con Gesù, che non è assente, ma vuole partecipare alle nostre vicende.
Il mangiare assieme è anche scambiarsi amore, amore che, come quello di Gesù, è rivolto a tutti, ai pubblicani, ai peccatori, agli esclusi. Dal Vangelo sappiamo che Gesù partecipa a molti banchetti per mostrare il suo amore alle persone, ma anche per ricevere amore. Il mangiare assieme è scambiarsi idee, stimoli, amore. E’ stringere legami di amicizia con tutti gli uomini. L’Eucaristia, quindi, è fraternità, è appello alla solidarietà.
Pane e vino: qual è il loro significato? L’uomo deve mangiare. Il cibo è vita, il pane è vita. Il pane è frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Il segno del pane richiama il Donatore, Dio, ma anche la responsabilità dell’uomo di coltivare la terra.
Gesù è il pane che alimenta, nutre, dà energia, dà vigore.
Il vino è segno di festa, di amicizia, di ospitalità. Il vino dà calore, entusiasmo, esprime la dimensione gioiosa della vita.
E’ bello sapere che, ricevendo l’Eucaristia, Gesù cammina con noi e ci dà una mano a trascinare l’aratro della nostra vita.

Non è bene che l’uomo sia solo 30/05/2021

NON E’ BENE CHE L’UOMO SIA SOLO” (GEN 2,18)

30 Maggio 2021

Neppure Dio è solo. Neanche Dio può stare solo. La solitudine è il primo male dell’uomo, delle nostre comunità, delle nostre contrade.
Nel Vangelo odierno Gesù si fa incontro, si avvicina ai suoi discepoli e dice: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt28,19).
Dopo la Pentecoste celebriamo la festa della SS. Trinità, ma in realtà possiamo dire che tutti i giorni, in modo particolare la domenica, la celebriamo perché non c’è preghiera, non c’è liturgia, non c’è festa cristiana che non venga compiuta all’insegna di questo mistero.
Il volto di Dio noi lo incontriamo nel Padre che ama il mondo fino al punto di donare il proprio Figlio e donarci lo Spirito Santo.
In Dio vi sono tre volti, tre persone, ognuna con il suo compito.
Credere alla Trinità è credere nella ricchezza delle differenze.
Dio parla in tutte le culture, in tutte le religioni, e amare la Trinità è saper mettersi in ascolto di queste voci di Dio per camminare verso la pienezza della verità.
La Trinità ci spinge ad amare la diversità di persone, di culture, di religioni. La diversità è un grande dono. Il mistero della Trinità non ci è estraneo: lo esprimiamo ogni volta che facciamo il segno della croce.
Dio non è un Dio distante. E’ un Dio che si compiace di abitare tra gli uomini, che ne ricerca la compagnia, ne condivide il cammino.
E’ un Dio che attesta di essere con noi tutti i giorni.
E’ un Dio che accetta persino il dramma del rifiuto del suo amore sconfinato.
E’ un Dio che si nutre di relazione: …..”con voi… fino alla fine”
E’ un Dio che continuamente fa il primo passo.
Don Tonino Bello ha detto che siamo chiamati a vivere sulla terra ciò che le tre persone divine vivono in cielo: la convivialità fraterna delle differenze.

Adesso tocca a noi 23/05/2021

ADESSO TOCCA A NOI

23 Maggio 2021

Oggi è Pentecoste: Gesù ci manda lo Spirito, detto anche Consolatore. Pentecoste è la terza festa più importante nella liturgia cristiana. La prima è Natale, in cui ricordiamo Dio che si fa uomo; la seconda è Pasqua, che celebra il Cristo risorto che vince la morte. E poi la Pentecoste, nella quale rievochiamo la venuta dello Spirito che inonda la Chiesa e la invia nel mondo per la costruzione del Regno.
Come avvenne per i primi discepoli anche noi tutti, uomini e donne, siamo chiamati a dare il nostro contributo nel capire e pregare la Parola di Dio perché essa è consegnata a tutti e tutti devono dare una loro originale, personale lettura.
Gesù ci manda nel mondo. Ci invita ad uscire dal tempio, da un luogo rassicurante, per immergerci dentro le pieghe dei problemi e delle speranze della gente.
Gesù non ci invita a salire ma a scendere. Anche Pietro voleva rimanere sul monte, nella tranquillità, nella gioia, fuori dai pensieri e dai problemi, ma Gesù lo invita a “scendere”.
Il verbo scendere indica l’atteggiamento dell’entrare dentro, dell’assumere, del condividere, dell’amare la realtà, il mondo.
Scendere non solo per dare, ma anche per imparare.
L’uomo, ognuno di noi, dovrebbe essere in grado di ascoltare, vedere, capire gli avvenimenti, le cose, i fatti, le provocazioni che vengono dal mondo circostante.
La verità è sempre davanti, è un percorso, è un divenire, è un progetto sempre nuovo.
Perché lo Spirito Santo venga continuamente in noi invochiamolo con forza, per noi e per tutta l’umanità, perché entri in ogni cuore, in ogni casa.
Mettiamo al centro della nostra vita un dialogo costante con Dio!
E torniamo a pregare, con insistenza, fiducia…

Sì, il cielo é qui su questa terra 16/05/2021

SI’, IL CIELO E’ QUI SU QUESTA TERRA”

16 Maggio 2021

Sono parole che talvolta cantiamo riferendoci alla presenza reale del Signore nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue.
Più volte Gesù aveva annunciato la necessità della sua partenza ma nessuno immaginava accadesse in tal modo. Che fare ora che non c’è più? Non sarebbe meglio restare in attesa del suo ritorno visto che gli angeli hanno annunziato che senz’altro accadrà allo stesso modo in cui è stato visto salire in cielo’? No. Egli ci ha solo preceduto verso quel luogo dove ha chiesto al Padre di voler portare tutti noi.
Alla meta verso la quale siamo incamminati si giunge mediante “ la vita nuova e vivente che Cristo ha inaugurato per noi” (Eb 10,20).
Noi conosciamo la meta, ci è nota la via e sappiamo qual è la nostra responsabilità: testimoniare la fede con la nostra vita.
Gesù, ritornato al Padre, si è portato dietro tutta la nostra umanità e, da allora, sotto lo sguardo del Padre, ci sono le nostre gioie, i nostri dolori.
L’Evangelista Marco, nel suo Vangelo, ci offre un’immagine sulla
missione e sui suoi protagonisti”. Si tratta di annunciare “tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo” ovvero di proclamare la venuta del Regno di Dio.
Ciò provocherà una reazione nei destinatari, che potrà essere di accoglienza – la fede – o di rifiuto. Siamo capaci di seguire Gesù?
Sì, perché il Signore agisce insieme a noi. Quando? Quando offriamo un bicchiere d’acqua, quando rivolgiamo una parola viva, quando costruiamo pace, quando pratichiamo giustizia.
Quando ci avviciniamo a chi soffre, non sempre guarirà, ma si sentirà amato. E, quando uno si sente amato, può anche ricevere energia e speranza per guarire. Oggi, anche la medicina, sta sottolineando il valore terapeutico dell’amore. Cosa dobbiamo fare?
Annunciare la “Buona Notizia”. Solo di questo abbiamo bisogno!

Che la vostra gioia sia piena 09/05/2021

CHE LA VOSTRA GIOIA SIA PIENA” (Gv 15,11)

9 Maggio 2021

Queste parole, pronunciate da Gesù, sono parole autorevoli, dirette a persone amate. Gesù, in cambio, chiede solo una cosa: lasciarsi amare, rimanere nel suo amore.
Che senso hanno queste parole quando un tuo amico ti tradisce, l’altro ti rinnega, un altro ancora fugge? A chi ti affidi Signore? A chi ti tradisce per nulla? Gesù ha scelto di amare, allora e anche adesso, persone (uomini e donne) alle quali donare la sua vita.
Chi ha sperimentato l’amore, almeno una volta nella vita, si ritrova capace di rischiare il cuore e rimetterci pure la vita se occorre. Come si fa a non ricambiare con il dono di sé chi ti ha amato quando non lo avresti meritato?
Quanti genitori si ritrovano ad amare ostinatamente figli che hanno ferito, tradito, umiliato? Perché lo fanno? Perché nel cuore di ogni genitore arde sempre la fiaccola della speranza, che non si spegne tanto facilmente.
Si fa presto a dire amore, forse parola tanto usata. Cosa significa
amare? Amare chi? Come? Fino a che punto?
Gesù ci ha insegnato che il vero amore non cerca il contraccambio, perdona settanta volte sette e arriva al sacrificio.
Dio non è indifferente alla nostra vita e ci invita ad amare tutti, anche chi non è di famiglia, chi è di un’altra razza, chi viene da terra straniera.
Nel Vangelo odierno Gesù, con parole che sanno di addio, ci dice:
Voi siete miei amici” (Gv 15,14) e ci invita ad instaurare rapporti di libertà, rispetto, generosità, condivisione.
La pandemia che stiamo vivendo ci insegna a non curare coi vaccini solo noi stessi ma a dover aiutare e condividere le cure
anche popolazioni di paesi lontani da noi.
Non ci si salva da soli chiudendo le frontiere!
L’amore, anche se talvolta costa fatica, non è mai inutile.
Anche se, lì per lì, non si vedono i risultati, rimane e trasforma gli animi: di chi ama ma anche di chi è oggetto del nostro amore.

Io sono la vite, voi i tralci 2/05/2021

IO SONO LA VITE, VOI I TRALCI” (Gv. 15,5)

2 Maggio 2021

Dalla Pasqua che abbiamo vissuto nasce la Chiesa, la comunità di Gesù. Come sempre Gesù è preoccupato che gli ascoltatori della sua Parola comprendano quello che vuol comunicare.
Così, dopo essersi servito di un gesto come la lavanda dei piedi, torna a parlare in parabole dicendo: “io sono la vite, voi i tralci”.
Il Padre è il principale attore protagonista e quello che avviene è opera sua. Tra le operazioni dei vignaioli una delle principali è potare le viti, tagliando i tralci infruttuosi.
Il Padre, l’agricoltore, brucia i tralci che non servono più a nulla e “pota” il tralcio che rimane attaccato alla vite “ perché porti più frutto”.
Solo quando un tralcio è ben inserito nella vite può ricevere la linfa e può fruttificare. Già nel profeta Isaia leggiamo dell’”amore e della curache Dio ha per la sua vigna “Io ne sono il guardiano, a ogni istante la irrigo…, ne ho cura notte e giorno” (Is 27,2-3).
Rimanere in Gesù, essere suoi tralci, vuol dire fargli spazio nella nostra vita, dargli tempo, vivere per lui.
Stiamo vivendo questo periodo di pandemia come qualcosa di faticoso, di imprevisto e poco gradevole. E’ la nostra fatica di vivere.
Gesù, per primo, è passato per la dura strada della croce. Se vogliamo rimanere uniti a Gesù possiamo utilizzare degli strumenti privilegiati: L’Eucaristia, la Parola di Dio, accolta e meditata, l’incontro con la Comunità.
Lo scrittore Pontiggia, in un suo libro, racconta del rapporto di un padre con il figlio portatore di handicap, relazione costellata da gioie e grandi tormenti. Il padre confessa: “sulla preghiera ho cambiato idea, come sulla guarigione. Forse preghiera e guarigione convergono, la preghiera è guarigione: non dal male ma dalla disperazione”.
Altrettanto potrebbero dirlo le mamme preoccupate per i figli, papà senza lavoro, anziani che temono la solitudine e la vecchiaia.
Dio rimane sempre la grande speranza dell’uomo, qualsiasi cosa capiti nella sua vita.