Archivi categoria: Riflessione

Anche noi simili a S. Rocco 01/03/2026

ANCHE NOI SIMILI A S. ROCCO: BENEDIZIONE CHE SI SPANDE COME LUCE SUL MONDO

Forse anche noi facciamo fatica ad accettare tutto ciò che Gesù ci propone… anche a noi i suoi discorsi sembrano “troppo duri”… e anche questa Quaresima ci sembra troppo esigente e impegnativa…
Il Signore Gesù ci chiama in disparte, con sé, in quel monte della nostra vita che è la preghiera, dove Egli si trasfigura davanti a noi nei santi segni della liturgia, e dove possiamo ascoltare la voce di Dio che ci parla.
Ascoltare per donare, ascoltare per vedere, ascoltare per custodire: ecco i movimenti che le letture di questa Domenica ci invitano a compiere per avanzare in una comprensione sempre più profonda del dono di Dio fattoci in Gesù Cristo e per diventare, tramite lui e in lui, benedizione che si spande come luce sul mondo.
Accogliamo con disponibilità questo invito: riscopriremo il volto di Dio e riprenderemo con fiducia ed entusiasmo il nostro cammino verso la Pasqua, senza più la paura della croce e con una grande speranza dentro il cuore.

O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri
e hai dato a noi la grazia
di camminare alla luce del Vangelo,
aprici all’ascolto del tuo Figlio,
perché accettando nella nostra vita
il mistero della croce,
possiamo entrare nella gloria del tuo regno.

Tentazioni di Gesù: tentazioni del discepolo 22/02/2026

TENTAZIONI DI GESU’:
TENTAZIONI DEL DISCEPOLO!

Ascoltando il pressante invito “convertiti e credi al Vangelo!” siamo entrati nel Tempo santo della Quaresima.
In questi quaranta giorni dobbiamo chiederci se vogliamo veramente essere persone libere: e lo Spirito Santo ci farà capire che libertà non è fare ciò che si vuole, ma realizzare la propria umanità, diventando sempre più “immagine e somiglianza” di Dio, nostro Padre; solo allora saremo liberi dalla schiavitù dell’avere, del potere, del successo.
Nel deserto in cui spesso si trasforma la nostra vita, il Signore non ci fa mancare la sua “com-pagnia”, spezzando per noi il pane della sua Parola e del suo Corpo.
Al cuore della Chiesa l’Eucaristia è magistero di lotta anti-idolatrica!
La fede che ha condotto Gesù a vincere le tentazioni deve diventare la fede dei discepoli nella loro lotta contro le tentazioni. Fede nutrita e rinvigorita dall’Eucaristia.

Come la stagione e la natura
si stanno orientando decisamente
verso la primavera,
che farà rifiorire la vita
dopo la nudità e il freddo dell’inverno,
così ciascuno di noi (e la nostra Comunità)
è chiamato a lasciare l’egoismo e l’orgoglio
e prepararsi a portare i frutti
della fraternità e della pace:
è questa la “nuova creazione”
che Dio vuole realizzare nonostante il peccato dell’uomo;
è questa la “conversione”
a cui Gesù ci invita col suo Vangelo.

Ma Io vi dico… Una prospettiva diversa 15/02/2026

MA IO VI DICO…
UNA PROSPETTIVA DIVERSA
– UNA LOGICA “ALTRA” – PER GUARDARE A DIO E AL PROSSIMO

Tutti ci diciamo cristiani e andiamo in chiesa proprio perché vogliamo vivere da discepoli di Gesù… ma chi di noi non ha sentito in più di una occasione il contrasto interiore tra il suo desiderio di libertà e le norme che è chiamato a rispettare? Chi non ha pensato almeno una volta che, forse, chi non crede ha meno problemi e vive più serenamente?…
E Gesù ci raccoglie attorno a sé proprio per ricordarci che essere cristiani non vuol dire rispettare un codice di comportamento, ma essere talmente innamorati, conquistati da Lui che ci sia spontaneo vivere come ha vissuto lui: essere cristiani è una questione di cuore, non di leggi!

Questa settimana la Comunità cristiana entrerà nel TEMPO DI QUARESIMA: i quaranta giorni che ci permettono di giungere a celebrare la Pasqua come l’ esperienza irrinunciabile di essere ri-alzati (ri-sorti) da Dio, che ci vuole pienamente vivi nella inestimabile dignità di suoi figli

Mercoledì 18 febbraioDELLE CENERI”:
inizia il Tempo santo di Quaresima

Giorno di digiuno (rinuncia ad uno dei pasti principali) e astinenza dalle carni  e dagli altri cibi particolarmente desiderati o costosi

Mostrati Madre! 08/02/2026

MOSTRATI MADRE!

Nel marzo del 1426 “donna” Vincenza Pasini, popolarmente ritenuta originaria di Sovizzo, iniziava la sua insistente opera di persuasione nei confronti delle autorità civiche e religiose ma anche di tutta la popolazione del territorio di Vicenza per far ascoltare e accogliere la richiesta che le era stata avanzata dalla Vergine Maria, rivelatasi sul Colle Berico che sovrasta la Città: costruire una chiesa in suo onore per ottenere la fine della peste che stava martoriando la pianura padana… è così che è iniziato il rapporto di fiducia tra i vicentini e la “loro” Madonna…!
A 600 anni da quegli eventi vogliamo rinnovare la nostra preghiera, intensificandola per un anno: il Giubileo Mariano della Fiducia

Regina di misericordia,
dimora di Cristo, il Santo,
noi, pellegrini di speranza,
raduna sotto il tuo manto!
Mostrati Madre per tutti:
presenta la nostra preghiera…
sotto la tua protezione
troviamo la pace vera!

Beata sei tu e degna di ogni lode:
da te è nato Cristo, il Sole di giustizia…
Beati siamo noi se lo riceviamo nella fede
e con le opere lo manifestiamo!
Beata sei tu perché sotto la croce
hai meritato l’onore del martirio.
Beati siamo noi, discepoli amati,
che Gesù morente ha affidato a te.
Beata sei tu perché hai creduto:
in te si è compiuto il disegno del Signore.
Beati siamo noi perché grandi cose
compie il Signore per i suoi fedeli.

“Beati…! Beati…! Beati…!” 01/02/2026

“Beati…! Beati…! Beati…!

questa “litania” di beati che Gesù pronuncia vedendo le folle rischia di risuonare nelle nostre orecchie ma non nei nostri cuori ormai abituati, assuefatti, dal loro suono. Eppure le beatitudini mantengono la loro portata provocatoria, paradossale e consolatoria allo stesso tempo: come possiamo considerare beati coloro che piangono, che subiscono violenza, che sono perseguitati, che hanno fame e sete di giustizia, che per la loro povertà in spirito, la loro mitezza, la loro purezza di cuore, la loro capacità di misericordia, la loro opera di pacificatori, sono “calpestati” dai potenti di questo mondo, sono messi ai margini, visti e trattati come dei perdenti? Sappiamo bene come nonostante la prassi di costoro, nonostante tutti i loro sforzi, il mondo continua ad andare avanti con le sue logiche di sfruttamento, di violenza e sopruso, di ingiustizia in tutte le sue varie sfaccettature, e allora dove sta la beatitudine?
Le beatitudini ci narrano come il vivere con il Signore, “l’essere suoi” (per usare l’espressione di Paolo) non solo è il telos (= finalità), la pienezza finale, ma è anche l’origine e il sostegno del nostro pellegrinaggio su questa terra. “L’essere del Signore” dà una qualità altra, beata appunto, al nostro modo di stare al mondo, al nostro sguardo sul passato, sul presente, sul futuro, impastando di speranza e fiducia i nostri giorni, fatti spesso di pianto, di pochezza (materiale, spirituale e umana), di mancanza (fame e sete non solo di cibo ma soprattutto di senso), di prove, affanni e pesantezze di vario genere.
In sintesi potremmo dire che le beatitudini non sono altro che l’intima pace di chi si sa, nonostante tutto, chiamato e sostenuto da Dio che, per mezzo di Gesù Cristo e nella forza dello Spirito Santo, ci rende capaci di attraversare il cammino di questa vita con passo risolutamente lieve, il passo stesso di Gesù che “passò in mezzo a noi facendo il bene e guarendo perché Dio era con lui” (cf. At 10,38).

La vocazione è iniziativa di Dio 25/01/2026

LA VOCAZIONE E’ INIZIATIVA DI DIO MA HA BISOGNO DI UNA COMUNITA’ CHE ACCOMPAGNA!

Il Seminario della nostra Chiesa di Vicenza è vivo: continua il cammino di giovani che il Signore chiama al presbiterato. Attualmente sono cinque. Da settembre scorso vivono e condividono il percorso formativo in una comunità interdiocesana insieme ai seminaristi e agli educatori delle diocesi di Adria-Rovigo, Chioggia e Padova: la sede è a Sarmeola di Rubano (PD).
Perché questa decisione? Per offrire a chi è chiamato al servizio ministeriale una comunità vera, capace di far respirare la gioia della condivisione fraterna, la ricchezza della preghiera liturgica, la solidità dell’insegnamento teologico e la pazienza del discernimento personale ed ecclesiale.
Accanto a questi cinque seminaristi, ricordiamo anche i quattro giovani che stanno facendo esperienza nella comunità vocazionale “Il Mandorlo”, presso “Ora Decima” in Contrà S. Caterina a Vicenza.
Il Signore continua a chiamare! Non sempre, però, nelle nostre Comunità chi avverte una chiamata trova persone capaci di leggere, alla luce della Parola di Dio, ciò che passa nel cuore… È qui che ciascuna parrocchia può fare molto: con la testimonianza di preti sereni, famiglie generose, consacrati e laici impegnati; con ambienti dove si prega insieme e si impara a servire; con educatori e catechisti che non abbiano paura di porre domande grandi e di ascoltare con rispetto.

O Padre, che provvedi alla tua Chiesa gli operai del Vangelo,

effondi, in una rinnovata Pentecoste,

il tuo Spirito di pietà e di fortezza,

affinché susciti nel tuo popolo

degni ministri dell’altare,

annunciatori forti e miti della Parola che ci salva.

Discepoli di Gesù nell’ordinarietà della vita 18/01/2026

DISCEPOLI DI GESU’
NELL’ORDINARIETA’ DELLA VITA

Gesù si è manifestato nella nostra carne: noi lo abbiamo riconosciuto e celebrato nel mistero del Natale; ora riprendiamo il cammino dei discepoli nel “Tempo Ordinario”.
Giovanni e Gesù sono legati da uno stretto rapporto fin dal grembo delle loro madri, eppure nel Vangelo di questa Domenica Giovanni afferma per due volte: “Io non lo conoscevo”, esprimendo una verità fondamentale per ciascuno di noi: il mistero che abita le profondità di coloro che ci stanno accanto non è conoscibile se non facendo obbedienza alla propria e altrui vocazione. Per penetrarlo, almeno un poco, occorre avere uno sguardo contemplativo, capace cioè di vedere ciò che lo Spirito opera nelle loro vite.
La vita cristiana consiste proprio nel saper riconoscere che, in Gesù, Dio ci ha detto e dato tutto.
Questo ci spinge, anzitutto, ad avvicinarci sempre di più a Cristo, invocando da lui la salvezza, cioè la liberazione dal peccato e dal male…
ed è quello che realizziamo in ogni nostra liturgia: nei segni semplici ma efficaci della fraternità, della Parola annunciata e del Pane e del Vino, noi riconosciamo Gesù, vivo e presente in mezzo a noi…
Ma riconoscere Gesù come Salvatore, ci impegna anche a farlo conoscere agli altri, con la gioia e l’entusiasmo di chi condivide una risorsa di vita: sarà questo il modo migliore per vivere anche questa Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani!

Uno solo è il corpo,
uno solo è lo Spirito
come una sola è la speranza
alla quale Dio vi ha chiamati

(Efesini 4, 4)

Il figlio di Dio non si vergogna di mettersi in fila con i peccatori 11/01/2026

IL FIGLIO DI DIO NON SI VERGOGNA DI METTERSI IN FILA CON I PECCATORI

La Festa del Battesimo di Gesù, che segna la conclusione del Tempo di Natale e l’inizio del Tempo Ordinario, continua il senso dell’Epifania, cioè vuole aiutarci a riconoscere il Signore che si manifesta“: in particolare siamo invitati a riconoscere che Dio ci è Padre e che essere cristiani ci impegna a vivere da suoi figli, nello stile dell’umiltà e della benevolenza praticato da Cristo.
Gesù è venuto per stare lì, in mezzo ai peccatori, per immergersi con loro e poi chiamarli fuori dall’acqua intorbidata dai peccati e condurli alla sua sequela verso il regno che viene, che è alle porte, vicinissimo. Giovanni allora lascia fare, tace, non si oppone: diminuisce!
Immerso in questa obbediente sottomissione di Giovanni, Gesù esce dall’acqua e vede – lui solo – lo Spirito di Dio discendere e posarsi sopra il proprio capo. Non ci è detto che anche gli altri, a cominciare da Giovanni, vedono questo Soffio divino che investe Gesù, ma la voce sì, quella è udibile da tutti, chiara e forte: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. È voce che risuona nel deserto e indica che in quell’uomo c’è il beneplacito di Dio, c’è l’uomo come Dio ha sempre voluto che fosse, c’è il volto di Dio come ha sempre voluto manifestarsi all’umanità!
Al Giordano Gesù è battezzato e ogni essere umano è rivelato a se stesso: nell’acqua del pentimento ciascuno di noi ritrova la propria umanità, il proprio essere a immagine e somiglianza di Dio, la propria qualità di figlio amato dal Padre, di luogo vivo della gioia che Dio sempre nutre nello stare in mezzo a coloro che egli stesso ha voluto come custodi del creato, in attesa della comunione piena e definitiva nel regno.

Prima domenica dell’anno … 4/1/2026

PRIMA DOMENICA DELL’ANNO
E COMPIMENTO
DEL GIUBILEO DELLA SPERANZA

Siamo ancora nel Tempo di Natale e prossimi alla Solennità dell’Epifania, ma non possiamo dimenticare come sia fondamentale vivere il Giorno del Signore: in fondo anche il Natale assume tutta la sua importanza proprio perché questo Bambino che ci è nato è Cristo Salvatore, che con la sua morte e risurrezione sconfiggerà definitivamente il male e la morte.
In questa Domenica, allora, concentriamo la nostra attenzione ancora una volta sul Bambino di Betlemme, per comprenderne meglio l’identità più vera e più profonda: Egli è la luce che illumina la vita di ogni uomo, e in ogni Eucaristia egli si fa “Emmanuele”, Dio-con-noi, attraverso la sua Parola e il Pane di Vita.

E martedì, in comunione con Papa Leone, pregheremo così:

A conclusione dell’Anno Giubilare
vogliamo unire le nostre voci al canto di tutta la Chiesa,
che innalza il suo ringraziamento a Dio:
attraverso i sacramenti, il pellegrinaggio,
la preghiera e la carità
abbiamo fatto una esperienza intensa
della misericordia divina!
Il Signore ha lavato i nostri peccati
e ci ha ricolmati della sua grazia.
Durante questo anno abbiamo comunicato nella fede,
nella speranza e nella carità,
con tutto il mistero di Cristo
distribuito nel ciclo dei tempi liturgici.
Ora, rinfrancati da questa esperienza di conversione,
torniamo al ritmo quotidiano della nostra vita.
Come i discepoli che hanno visto il suo volto,
custodiamo la gioia dell’incontro con il Signore
e manteniamo senza vacillare
la professione della nostra speranza,
perché è fedele colui che ha promesso.

Non spettatori ma partecipanti consapevoli 21/12/2025

NON SPETTATORI
MA PARTECIPANTI CONSAPEVOLI

Ora Giuseppe, svegliatosi dal sonno, fece come gli aveva prescritto l’angelo del Signore”. Giuseppe “pensa alle cose” che gli accadono, l’angelo gliene svela il nesso con la Scrittura e Giuseppe diviene “consapevole del momento” e agisce obbedendo alla volontà del Signore. Uomo giusto, uomo dell’ascolto, Giuseppe sa che lo Shemà Israel, il comandamento dell’ascolto contiene in sé l’esigenza della messa in pratica, dell’agire conformemente a quanto si è ascoltato. Lungi dal rifugiarsi nei sogni per evadere da una realtà troppo complessa da capire e troppo dura da sopportare, Giuseppe trova nel sonno – in cui egli dorme ma il suo cuore è desto, come l’amata del Cantico (cf. Ct 5,2) – il discernimento e la forza necessari per imprimere alla propria vita il sigillo della volontà del Signore, al prezzo di svolte, cambiamenti, esodi umanamente inspiegabili. Giuseppe, uomo di azione ponderata e silenziosa ma anche risoluta e tempestiva, rifugge dall’essere protagonista, non per viltà o falsa modestia, bensì per la consapevolezza che il protagonista, colui che agisce per primo, il Signore dell’azione è Dio. Giuseppe lo asseconda nella fedeltà dell’uomo di ascolto: l’obbedienza fedele al Dio fedele. Giuseppe diventa così quello che era chiamato a essere: un testimone dell’amore fedele. Il nome dato a Gesù – “Il Signore salva” – l’Emmanuele, “Dio-con-noi” è il cuore della testimonianza del giusto Giuseppe e la buona notizia di cui siamo chiamati a essere testimoni nella quotidianità delle nostre povere vite.

Per noi “Natale” non è un “giocare a Cristo che nasce”,

una nostalgia del passato, un moto di sentimenti;

non siamo gli spettatori di una sacra rappresentazione,

ma prendiamo parte ad un mistero:

viviamo l’intervento di Dio in nostro favore!