Tutti gli articoli di Flavio Dal Lago

100 Anni tra la gente di Vo’ 19/10/2025

100 ANNI TRA LA GENTE DI VO’

TE DEUM LAUDAMUS!E UN GRAZIE VICENDEVOLE!

Eccoci giunti al 18 ottobre: centesimo anniversario della istituzione della Parrocchia di S. Stefano Protomartire a Vo’
è una tappa molto bella e significativa per una Comunità e diventa l’occasione per ripensare alle tantissime esperienze realizzate, agli innumerevoli avvenimenti – lieti e tristi – vissuti, alle molte persone che si sono succedute (dai Parroci, gli altri Preti, le Suore … fino a semplici fedeli delle Messe… passando per tutti i catechisti, gli animatori, i ministranti, i sacristi e gli incalcolabili volontari delle varie iniziative parrocchiali…) un “mondo” di bene di cui essere grati e orgogliosi, senza aver timore di riconoscere anche tutto quello che non è andato bene, soprattutto quando si è lasciato prevalere l’orgoglio, l’egoismo, la presunzione, dei singoli o dei gruppi…

Questo sguardo non superficiale, umile e sincero, ma anche obiettivo ed equilibrato, ci aiuta tutti, anche come Unità Pastorale, a pronunciare con ancora maggiore consapevolezza e spontaneità un filiale e riconoscente “Te Deum laudamus” al Signore, provvidente e misericordioso: il Padre che ci sostiene e ci attende, il Figlio solidale e sempre al nostro fianco, lo Spirito che anima ogni nostra realizzazione!
Sarebbe bello che questa nostra festa riuscisse a far fiorire sulle labbra di ogni abitante di Brendola l’espressione “GRAZIE, SIGNORE, CHE CI CHIAMI AMICI!” e che tale consolante certezza si traducesse in una effettiva capacità di essere amici gli uni degli altri…!… allora sì che sarà un Centenario riuscito!

Avere fede: riconoscere e rendere grazie! 12/10/2025

AVERE FEDE:
RICONOSCERE E RENDERE GRAZIE!

Il Cristo risorto ci convoca ogni Domenica per partecipare al suo rendimento di grazie al Padre per i doni della vita e della bellezza del mondo.
Come accadde un tempo a molti ammalati, anche oggi Gesù ci salva gratuitamente con la sua Parola forte e con il dono di sé stesso nel Pane di vita.
Apriamoci alla contemplazione dell’amore gratuito di Dio e diciamogli il nostro «grazie», abbandonando quella mentalità utilitaristica ed egocentrica che snatura il nostro rapporto con lui.

L’Eucaristia, infatti, è – come dice il nome – azione di grazie senza altra utilità, senz’altro scopo che se stessa: è la gioia che fiorisce dalla contemplazione di Dio grande nell’amore, che nasce dalla scoperta di essere salvati gratuitamente.
La gratitudine è difficile e richiede la messa a morte del proprio narcisismo per entrare nel novero di coloro che si sanno graziati.
Pertanto: autentificazione della fede è la dimensione eucaristica, ovvero la capacità di riconoscere, nel senso di entrare nel riconoscimento per giungere alla riconoscenza. Si tratta di riconoscere l’intervento di Dio nella semplicità e opacità dell’umano, del reale. Ma il riconoscimento è pieno quando si dilata nel rendimento di grazie. Quando lo sguardo che ha visto l’umano, da quello stesso umano risale al divino. Allora il culto è autentico e celebrato nella vita, nella trama delle relazioni, nella qualità dei gesti, delle parole e degli sguardi. Allora la conversione è compiuta: il samaritano «tornò indietro (fece conversione”) lodando Dio a gran voce» (Lc 17,15). La lode a Dio si unisce in modo inscindibile al rendimento di grazie a Gesù. Nell’uomo Gesù si manifesta il volto di Dio!

Non padroni: “Semplicemente servi”! 05/10/2025

NON PADRONI: SEMPLICEMENTE SERVI”!

Nelle scorse Domeniche il Signore Gesù si è proposto a noi con delle esigenze molto radicali, sia riguardo i nostri affetti e i nostri criteri di vita, sia rispetto all’uso dei beni e del denaro…
Viene anche a noi da chiederci: ma quanto debole è la nostra fede se non ci sentiamo adeguati a queste proposte?
È l’esperienza che vive ogni discepolo che si confronta seriamente con l’insegnamento del Maestro…
E la risposta di Gesù è ancora più provocatoria, nella sua semplicità: le esigenze radicali del Vangelo sono possibili se smettiamo di “fidarci” di noi stessi e delle nostre risorse, e impariamo ad affidarci completamente a Dio, accettando un progetto calcolato sulle sue possibilità e non sulle nostre
La fede è “credere nonostante”. Essa mostra la sua efficacia costruendo la forza interiore del credente, scavandolo in profondità e donandogli intelligenza e sapienza.
La fede è anzitutto colta come relazione con il Signore: non è frutto di volontà, per quanto “buona”, del credente, non è una sua opera. Piuttosto vive nello spazio della relazione con il Signore ed è necessaria per sostenere i rapporti fraterni, per vivere la vita comunitaria, le relazioni ecclesiali. Grazie ad essa infatti, il credente non è nella chiesa semplicemente uno che “fa dei servizi”, per quanto buoni, utili e santi possano essere, ma viene costruito come servo sulle orme del Signore “venuto non per farsi servire ma per servire” (Mc 10,45; cf. Lc 22,27). È tenendo fisso lo sguardo sulla vicenda di Gesù che possiamo non lasciarci scoraggiare e abbattere dalla visione degli scandali e degli abusi; è solo contemplando colui che ha invocato il perdono anche sui suoi crocifissori che possiamo trovare la forza di rinnovare il perdono a chi ripetutamente fa il male. Le prove e le fatiche che la vita comune ed ecclesiale presentano diventano così la fornace che forgia il cristiano come servo sulle orme del Servo Gesù Cristo!

Chi è l’altro per me? 28/09/2025

CHI E’ L’ALTRO PER ME?

Partecipiamo all’Eucaristia domenicale per celebrare il Signore Risorto: per ascoltarne la Parola e nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue…

Non può essere un incontro inefficace, che non cambia niente: deve diventare l’occasione da non perdere per fare nostra la vita di Cristo, per  assimilare il suo amore per il Padre e per i  fratelli. 

C’è un “oggi” della vita – la nostra! – che offre  il tempo e lo spazio per vedere il povero e prendersene cura! C’è un quotidiano – il  nostro! – che può essere riempito di senso facendone l’ambito dell’incontro, della cura, della relazione, della compassione!  C’è una casa – la nostra! – la cui porta può aprirsi e accogliere e dare riparo a chi ne è privo! 

Al rozzo buon senso del ricco che obietta che  molto più potente delle Scritture è un prodigio come un morto che torna tra i vivi, Abramo ribatte in modo definitivo che “se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi nemmeno se uno risorgesse dai  morti”. La stessa fede nel Cristo risorto si  fonda sulle Scritture (cf. Lc 24). In sintesi: il povero e la Scrittura sono i sacramenti che nell’oggi possono raggiungere l’uomo e  guidarlo verso la salvezza! 

La “comunione” che viviamo in chiesa tra noi e  con Dio deve diventare lo stile di tutta la nostra vita, vincendo l’egoismo che ci chiude in noi stessi e aprendoci all’azione dello Spirito che fa  di noi degli “uomini/donne di Dio”, capaci di dare concretezza quotidiana alla giustizia e all’amore!

Volgere il possesso in relazione 21/09/2025

VOLGERE IL POSSESSO IN RELAZIONE

Forse siamo ancora perplessi e pensosi di fronte al messaggio di Domenica scorsa, che ci invitava all’obbedienza e al dono gratuito, provocati dall’esaltazione della Croce… ma il Signore non ha mai finito di stupirci: ogni settimana ci raggiunge per rivelarci il suo amore sconfinato e paradossale

Potremmo dire che oggi, ci offre la possibilità di interrogarci sul rapporto che abbiamo con lui e con i fratelli, e di verificare qual è la priorità che più ci sta a cuore…

L’ossessione per un lavoro continuo, senza interruzioni, segnato, come nella nostra contemporaneità, da concorrenza e accelerazione ha esiti disumanizzanti mascherati da gioiosi eufemismi come “ottimizzazione dei tempi”… invece il “sabato” da rispettare secondo il comandamento biblico introduce nello scorrere del tempo l’alternanza del ritmo tra lavoro e riposo e così rende umano il tempo e ricorda che non l’uomo è per il lavoro, ma il lavoro per l’uomo!

Tanto Dio quanto la ricchezza possono essere destinatari di un culto. Sono due religioni a confronto e che si escludono a vicenda… Gesù, dicendo “Fatevi degli amici con la disonesta ricchezza” suggerisce di volgere il possesso (di denaro e di beni) in relazione (con persone). Perché le relazioni sono la nostra vera ricchezza!

Da parte sua, il Signore continua a posare su di noi il suo sguardo di amore, soprattutto se sapremo riconoscere tutti i beni con i quali egli ha arricchito la nostra vita e che ci chiedono di essere amministrati saggiamente.

Mistero d’amore 14/09/2025

MISTERO D’AMORE!

La liturgia ci fa vivere un mistero di passione e di sacrificio, ma nello stesso tempo di vittoria e di vita: un mistero d’Amore!
In questo 14 settembre, infatti, in comunione anche con le Chiese di Oriente, celebriamo la festa della Esaltazione della Santa Croce, nella data in cui vennero dedicate le Basiliche fatte costruire da Costantino sul Golgota e sul Sepolcro di Gesù.
Da allora la Chiesa in questo giorno guarda a Cristo che con la sua croce ha redento il mondo.
Ecco perché quando si celebra l’Eucaristia, accanto all’altare c’è sempre, ben visibile, l’immagine del Crocifisso: è l’espressione più efficace dell’amore di Dio per noi uomini, ed è anche l’indicazione più provocante dello stile di chi vuol vivere veramente: dare la vita per i propri fratelli.
Questa celebrazione non chiede di adorare uno strumento di morte quale è la croce, ma di porsi al cospetto del mistero di amore che sulla croce si è manifestato e riconoscere che l’amore del Padre che ha donato il Figlio per la vita del mondo (cf. Gv 3,16) e l’amore del Figlio che ha consegnato se stesso per gli uomini, è ciò che opera la salvezza. L’amore divino e trinitario, trasmesso ai credenti mediante il dono dello Spirito (cf. Rm 5,5), è al cuore della celebrazione odierna.
Alzando lo sguardo verso la croce di Cristo, possiamo trovare il senso della vita, della vita di Dio e dell’uomo, della vita di Cristo e della vita in Cristo; possiamo trovare il senso profondo che assume il cammino dietro a Cristo. Seguire Cristo significa, prima o poi, salire sulla croce. Non tanto subire la croce, ma abbracciare la croce, salirvi! Sì, salire la nostra croce. La croce che la vita intaglia e scolpisce per ciascuno di noi giorno dopo giorno attendendo che noi ci lasciamo plasmare a co-crocifissi con Cristo. 

All’ultimo posto per servire! 31/08/2025

ALL’ULTIMO POSTO PER SERVIRE!

Anche questa Domenica tanti di noi accettano l’invito del Signore a partecipare alla mensa della sua Parola e del Pane di Vita.
A pensarci bene, è un invito inquietante, sconvolgente: Dio sa che non siamo all’altezza del suo dono e che molto spesso, nonostante i buoni propositi, non siamo fedeli alla sua amicizia… eppure continua ad invitarci, a preparare per noi un banchetto di festa e di fraternità.
Lasciamoci scomodare da questo amore fedele e insistente del Signore e accogliamoci anche noi reciprocamente, sapendo superare le divisioni o i sospetti, per ritrovarci tutti fratelli alla mensa del Padre che scombina i pensieri dei superbi e innalza gli umili.
Col nostro andare all’Eucaristia noi esprimiamo ogni Domenica il nostro essere discepoli di Gesù, ma dobbiamo riconoscere con sincerità che questo rapporto con il Maestro è spesso qualunquista e abitudinario…
Eppure l’intensità d’amore con la quale Egli si dona a noi presuppone, da parte sua, una relazione ben diversa: il Signore vuole essere l’unico, il primo, il più importante di qualsiasi altro, e non uno dei tanti… Ce lo propone con semplicità e libertà, ma anche con grande chiarezza e radicalità.
Nelle nostre assemblee ci è data l’occasione concreta per convertire la nostra fede tiepida e incerta e deciderci con determinazione per Cristo e il suo Vangelo.
Questa nuova sapienza che viene da Dio e dalla croce raduna gli uomini come ad una sola mensa, in una sola nazione, con una sola capitale; non intendono dominare né servirsi della sapienza umana per realizzare una comunione di valori; essi trovano nell’amore che si mette al servizio dell’uomo la speranza che spinge il mondo verso nuovi e più vasti confini…!

Scegliere.. Cambiare.. Accogliere 17/8/2025

SCEGLIERE…CAMBIARE…ACCOGLIERE…!

Sappiamo bene che la vita è fatta di scelte: il nostro stesso “andare” in chiesa è frutto di una scelta, di fede o di abitudine…
Ma sappiamo altrettanto bene che le scelte più chiare e definitive sono quelle che sconvolgono di più la vita e rischiano di inquietarla a non finire: ecco allora che siamo diventati abili nel compromesso e nel non-scegliere… nel tirare avanti!
La celebrazione domenicale vorrebbe scuoterci dalla nostra rassegnazione e infiammarci di entusiasmo per la vita: lo stesso entusiasmo che ha spinto i profeti a rischiare l’esistenza pur di annunciare la Parola di Dio; lo stesso entusiasmo che ha animato tutta la vita di Gesù… l’entusiasmo e il coraggio che Egli ci comunica attraverso la sua Parola e il suo Corpo e il suo Sangue.
Se ci pensiamo bene, il nostro partecipare all’Eucaristia non è normale per gente come noi… Innanzitutto il Signore ci riunisce insieme e vorrebbe che tutti si unissero al nostro fare comunità… e invece noi facciamo fatica a stare insieme, preferiamo scegliere attentamente i nostri compagni e siamo sempre dell’idea che “chi fa da sé fa per tre…”
E poi il Signore si propone a noi come il Salvatore della nostra vita: una salvezza che comporta disponibilità e cambiamenti, anche faticosi… e invece noi crediamo di salvarci da soli, con le nostre risorse, e non siamo disposti ad ammettere di dover cambiare…Non ci resta che deciderci: se continuiamo ad andare in chiesa dobbiamo essere disponibili alla comunione e alla conversione!

Il paradiso della gratuità 01/08/2025

IL PARADOSSO DELLA GRATUITA’
E DELLA PICCOLEZZA

Se ci pensiamo bene, noi cristiani ogni Domenica facciamo una cosa “paradossale”: in un mondo sempre più frenetico e utilitarista, nel quale anche in questo tempo di ferie sembra difficile “staccare la spina” dei nostri innumerevoli impegni, noi “sprechiamo” del tempo per… non fare nulla! Infatti col nostro stare in chiesa non produciamo nulla e non guadagniamo nulla… Per chi pensa che “il tempo è denaro” le nostre celebrazioni sono veramente assurde.
Ma per chi cerca con semplicità e umiltà di essere discepolo di Cristo, quel tempo che passiamo insieme è la maniera più efficace per dare senso alla vita: è la celebrazione del Signore Risorto, principio e fondamento della nostra speranza. Allora non ci preoccupa la povertà del nostro stare insieme, perché è Lui ad arricchirci con i doni della sua Parola e del Pane di Vita.
Siamo nel pieno delle ferie estive, e anche se non siamo in vacanza ci troviamo tutti coinvolti nel ritmo molto rallentato di questi giorni: può essere l’occasione propizia per riscoprire il senso del tempo, delle cose e delle relazioni
In un mondo in cui sembrano essere felici e contenti solo quelli che sono belli, ricchi e forti, non ci vergogniamo di essere pochi, deboli e molto spesso peccatori: ma in questa nostra debolezza sentiamo forte e tenace per noi l’amore del Padre, che ci libera da ogni angoscia e restituisce ad un rapporto sereno e fruttuoso con tutto il mondo: è il mistero che contempleremo nella Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria…!
E l’Eucaristia che celebriamo nelle nostre chiese è proprio la manifestazione più efficace del nostro essere nutriti e sostenuti da un Dio che ci ama e del nostro essere tutti fratelli, commensali alla stessa festa!

Un cure mite per accogliere e aiutare 20/7/2025

UN CUORE MITE PER ACCOGLIERE E AIUTARE

Ciascuno di noi conosce bene il valore dell’accogliere e dell’essere accolti… in fondo tutta la nostra esistenza è all’insegna di questa esperienza: una vita che non accoglie o non è accolta soffre e fa fatica…!
E la celebrazione eucaristica domenicale diventa proprio l’occasione in cui il Signore ci convoca e ci accoglie nella sua casa, per fare di noi la sua famiglia, e nello stesso tempo ciascuno di noi è chiamato ad accogliere il Signore e i fratelli facendogli spazio nella propria vita.
È ascoltando il Signore Gesù che si entra in comunione con lui e si è trasformati (Maria). Chi si preoccupa più delle cose da dare (Marta) che della persona con cui comunicare, rimane estraneo.
Gesù si manifesta sempre come «il forestiero», che scalza ogni sicurezza e vuole la rinuncia totale, colui che getta solide basi dell’ordine legato al riconoscimento degli altri come diversi da sé.
Se veramente abbiamo accolto Cristo come nostro Maestro non possiamo non sentire il bisogno di imitare il suo rapporto con il Padre: rapporto fatto di confidenza, di fiducia e di reciproca donazione… un rapporto che nasce innanzitutto dall’ascolto e dall’accoglienza che il Padre e il Figlio si accordano a vicenda.
Proprio per questo sarebbe bello che ci impegnassimo a fare delle nostre famiglie comunità  aperte al dialogo col mondo, superando ogni egoismo, promovendo una autentica educazione sociale, educando i figli all’incontro e al colloquio con gli altri partendo dalle piccole comunità di caseggiato, o di quartiere, o di scuola, sino alla più vasta attività amministrativa e politica. Compito di noi cristiani sarà anche quello di favorire tutte le realtà e le iniziative che promuovono la solidarietà, l’aiuto agli altri, l’impegno comunitario!