Tutti gli articoli di Flavio Dal Lago

Sei tu, Signore, la mia speranza16/11/2025

SEI TU, SIGNORE, LA MIA SPERANZA (Sal 71,5)

aiutare i poveri è questione di giustizia!
la sicurezza non si afferma con le armi!

I poveri non sono un diversivo per la Chiesa, bensì i
fratelli e le sorelle più amati, perché ognuno di loro, con
la sua esistenza e anche con le parole e la sapienza di cui
è portatore, provoca a toccare con mano la verità del
Vangelo.
Perciò la Giornata Mondiale dei Poveri intende ricordare
alle nostre comunità che i poveri sono al centro
dell’intera opera pastorale. Non solo del suo aspetto
caritativo, ma ugualmente di ciò che la Chiesa celebra e
annuncia. Dio ha assunto la loro povertà per renderci ricchi
attraverso le loro voci, le loro storie, i loro volti. Tutte le
forme di povertà, nessuna esclusa, sono una chiamata a
vivere con concretezza il Vangelo e a offrire segni efficaci
di speranza.…
Questo è l’invito che giunge dalla celebrazione del
Giubileo. Non è un caso che la Giornata Mondiale dei
Poveri si celebri verso la fine di quest’anno di grazia.
Quando la Porta Santa sarà chiusa, dovremo custodire e
trasmettere i doni divini che sono stati riversati nelle
nostre mani lungo un intero anno di preghiera,
conversione e testimonianza.
I poveri ci provocano a trovare sempre nuove forme per
vivere oggi il Vangelo.
Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno
e a volte può accadere che siamo noi stessi ad avere
meno, a perdere ciò che un tempo ci pareva sicuro:
un’abitazione, il cibo adeguato per la giornata,
l’accesso alle cure, un buon livello di istruzione e di
informazione, la libertà religiosa e di espressione.
Auspico dunque che quest’Anno Giubilare possa
incentivare lo sviluppo di politiche di contrasto alle
antiche e nuove forme di povertà, oltre a nuove iniziative
di sostegno e aiuto ai più poveri tra i poveri. Lavoro,
istruzione, casa, salute sono le condizioni di una
sicurezza che non si affermerà mai con le armi!
(Dal Messaggio di Papa Leone per la Giornata Mondiale dei Poveri)

Di fronte alla morte: solidarietà e amore! 01/11/2025

DI FRONTE ALLA MORTE:
SOLIDARIETA’ E AMORE!

Dopo la celebrazione gloriosa di tutti i Santi, la Chiesa pellegrina sulla terra vuole ricordare tutti i suoi figli che hanno lasciato questo mondo e sono morti in Cristo: così facciamo memoria del comune destino mortale e rinnoviamo la convinta speranza in Gesù Cristo risorto, vincitore della morte e pegno sicuro di vita eterna. La preghiera di suffragio per i defunti, e in modo speciale l’offerta del sacrificio eucaristico, sono segni luminosi della “comunione dei santi” e della carità che lega i fedeli al di là della drammatica separazione rappresentata dalla morte: la pietà per i defunti non è semplice ricordo e venerazione, ma costituisce in Cristo un autentico atto di solidarietà e di amore.
La preghiera della Chiesa trova il suo unico fondamento nel mistero pasquale di morte e risurrezione e, quindi, la liturgia di quest’oggi non può essere che una celebrazione “pasquale”, sperimentando la vita nuova che Cristo comunica ai suoi.
Quando tutta la nostra vita, la nostra persona, ma questo vale anche per una comunità e per la Chiesa tutta, si decide a un affidamento al Signore senza più riserve di sé, senza più nulla da difendere, senza più diffidenze e paure, senza mura e baluardi… allora essa abita lo spazio della resurrezione. E allora conosce l’amore e la speranza, l’audacia e la libertà evangeliche, quelle che Gesù stesso ha vissuto.
Affidandosi al Padre egli non respinge da sé chi viene a lui, non rigetta, non si difende dagli altri, ma accoglie.
Una vita così vissuta, una vita in cui uno smette di voler fare la propria volontà, ma cerca di fare quella del Signore, è una vita libera, una vita che integra la morte e la trasforma in amore, che è forza di resurrezione. Credere, aver fede in Gesù Cristo, significa fare dell’amore il luogo in cui la morte viene messa a servizio della vita, e anzitutto della vita degli altri!
C’è una morte vitale che vivifica la nostra vita mortale.

La preghiera da forma alla vita 26/10/2025

LA PREGHIERA DA FORMA ALLA VITA: E’ L’INCONTRO SINCERO CHE FA FIORIRE L’ESISTENZA!

Preghiera e autenticità: questo il rapporto posto in luce dalla Parola di Dio di questa Domenica. Il Signore gradisce la preghiera del povero e dell’oppresso (Prima lettura dal libro del Siracide) e accoglie la preghiera del pubblicano che si proclama peccatore davanti a lui (Vangelo). Vi è una fiducia in se stessi, un credersi giusti, che rende non accetta la preghiera del fariseo al tempio, così come vi è la possibilità di un culto che è solo una farsa, una burla, anzi, un atto criminale, perché commisto a ingiustizia ed empietà. Nella preghiera si riflette e si svela l’autenticità o la falsità di ciò che si vive e delle  persone che siamo.
L’effetto trasformativo della preghiera al tempio si manifesta nel pubblicano che ha saputo porsi in verità e autenticità davanti a Dio. Da colui che era persuaso di essere giusto (fariseo) si passa così al pubblicano, che viene dichiarato giusto da Dio!

Se mettiamo al centro di tutto il nostro “io”, nessuna relazione funziona: non nella coppia, non con gli amici, nemmeno con Dio…
Vita e preghiera percorrono la stessa strada: la ricerca mai arresa di un “tu”, in cui riconoscersi, amati e amabili, capaci di incontro vero, quello che fa fiorire il nostro essere.
Con la celebrazione dei Sacramenti, specialmente dell’Eucaristia, noi affermiamo la necessità dell’intervento divino nella nostra vita: ci mettiamo sotto l’azione di Dio presente con il suo Spirito, e facciamo l’esperienza privilegiata di essere liberati dal male per la fede che abbiamo in Gesù Cristo. La preghiera

100 Anni tra la gente di Vo’ 19/10/2025

100 ANNI TRA LA GENTE DI VO’

TE DEUM LAUDAMUS!E UN GRAZIE VICENDEVOLE!

Eccoci giunti al 18 ottobre: centesimo anniversario della istituzione della Parrocchia di S. Stefano Protomartire a Vo’
è una tappa molto bella e significativa per una Comunità e diventa l’occasione per ripensare alle tantissime esperienze realizzate, agli innumerevoli avvenimenti – lieti e tristi – vissuti, alle molte persone che si sono succedute (dai Parroci, gli altri Preti, le Suore … fino a semplici fedeli delle Messe… passando per tutti i catechisti, gli animatori, i ministranti, i sacristi e gli incalcolabili volontari delle varie iniziative parrocchiali…) un “mondo” di bene di cui essere grati e orgogliosi, senza aver timore di riconoscere anche tutto quello che non è andato bene, soprattutto quando si è lasciato prevalere l’orgoglio, l’egoismo, la presunzione, dei singoli o dei gruppi…

Questo sguardo non superficiale, umile e sincero, ma anche obiettivo ed equilibrato, ci aiuta tutti, anche come Unità Pastorale, a pronunciare con ancora maggiore consapevolezza e spontaneità un filiale e riconoscente “Te Deum laudamus” al Signore, provvidente e misericordioso: il Padre che ci sostiene e ci attende, il Figlio solidale e sempre al nostro fianco, lo Spirito che anima ogni nostra realizzazione!
Sarebbe bello che questa nostra festa riuscisse a far fiorire sulle labbra di ogni abitante di Brendola l’espressione “GRAZIE, SIGNORE, CHE CI CHIAMI AMICI!” e che tale consolante certezza si traducesse in una effettiva capacità di essere amici gli uni degli altri…!… allora sì che sarà un Centenario riuscito!

Avere fede: riconoscere e rendere grazie! 12/10/2025

AVERE FEDE:
RICONOSCERE E RENDERE GRAZIE!

Il Cristo risorto ci convoca ogni Domenica per partecipare al suo rendimento di grazie al Padre per i doni della vita e della bellezza del mondo.
Come accadde un tempo a molti ammalati, anche oggi Gesù ci salva gratuitamente con la sua Parola forte e con il dono di sé stesso nel Pane di vita.
Apriamoci alla contemplazione dell’amore gratuito di Dio e diciamogli il nostro «grazie», abbandonando quella mentalità utilitaristica ed egocentrica che snatura il nostro rapporto con lui.

L’Eucaristia, infatti, è – come dice il nome – azione di grazie senza altra utilità, senz’altro scopo che se stessa: è la gioia che fiorisce dalla contemplazione di Dio grande nell’amore, che nasce dalla scoperta di essere salvati gratuitamente.
La gratitudine è difficile e richiede la messa a morte del proprio narcisismo per entrare nel novero di coloro che si sanno graziati.
Pertanto: autentificazione della fede è la dimensione eucaristica, ovvero la capacità di riconoscere, nel senso di entrare nel riconoscimento per giungere alla riconoscenza. Si tratta di riconoscere l’intervento di Dio nella semplicità e opacità dell’umano, del reale. Ma il riconoscimento è pieno quando si dilata nel rendimento di grazie. Quando lo sguardo che ha visto l’umano, da quello stesso umano risale al divino. Allora il culto è autentico e celebrato nella vita, nella trama delle relazioni, nella qualità dei gesti, delle parole e degli sguardi. Allora la conversione è compiuta: il samaritano «tornò indietro (fece conversione”) lodando Dio a gran voce» (Lc 17,15). La lode a Dio si unisce in modo inscindibile al rendimento di grazie a Gesù. Nell’uomo Gesù si manifesta il volto di Dio!

Non padroni: “Semplicemente servi”! 05/10/2025

NON PADRONI: SEMPLICEMENTE SERVI”!

Nelle scorse Domeniche il Signore Gesù si è proposto a noi con delle esigenze molto radicali, sia riguardo i nostri affetti e i nostri criteri di vita, sia rispetto all’uso dei beni e del denaro…
Viene anche a noi da chiederci: ma quanto debole è la nostra fede se non ci sentiamo adeguati a queste proposte?
È l’esperienza che vive ogni discepolo che si confronta seriamente con l’insegnamento del Maestro…
E la risposta di Gesù è ancora più provocatoria, nella sua semplicità: le esigenze radicali del Vangelo sono possibili se smettiamo di “fidarci” di noi stessi e delle nostre risorse, e impariamo ad affidarci completamente a Dio, accettando un progetto calcolato sulle sue possibilità e non sulle nostre
La fede è “credere nonostante”. Essa mostra la sua efficacia costruendo la forza interiore del credente, scavandolo in profondità e donandogli intelligenza e sapienza.
La fede è anzitutto colta come relazione con il Signore: non è frutto di volontà, per quanto “buona”, del credente, non è una sua opera. Piuttosto vive nello spazio della relazione con il Signore ed è necessaria per sostenere i rapporti fraterni, per vivere la vita comunitaria, le relazioni ecclesiali. Grazie ad essa infatti, il credente non è nella chiesa semplicemente uno che “fa dei servizi”, per quanto buoni, utili e santi possano essere, ma viene costruito come servo sulle orme del Signore “venuto non per farsi servire ma per servire” (Mc 10,45; cf. Lc 22,27). È tenendo fisso lo sguardo sulla vicenda di Gesù che possiamo non lasciarci scoraggiare e abbattere dalla visione degli scandali e degli abusi; è solo contemplando colui che ha invocato il perdono anche sui suoi crocifissori che possiamo trovare la forza di rinnovare il perdono a chi ripetutamente fa il male. Le prove e le fatiche che la vita comune ed ecclesiale presentano diventano così la fornace che forgia il cristiano come servo sulle orme del Servo Gesù Cristo!

Chi è l’altro per me? 28/09/2025

CHI E’ L’ALTRO PER ME?

Partecipiamo all’Eucaristia domenicale per celebrare il Signore Risorto: per ascoltarne la Parola e nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue…

Non può essere un incontro inefficace, che non cambia niente: deve diventare l’occasione da non perdere per fare nostra la vita di Cristo, per  assimilare il suo amore per il Padre e per i  fratelli. 

C’è un “oggi” della vita – la nostra! – che offre  il tempo e lo spazio per vedere il povero e prendersene cura! C’è un quotidiano – il  nostro! – che può essere riempito di senso facendone l’ambito dell’incontro, della cura, della relazione, della compassione!  C’è una casa – la nostra! – la cui porta può aprirsi e accogliere e dare riparo a chi ne è privo! 

Al rozzo buon senso del ricco che obietta che  molto più potente delle Scritture è un prodigio come un morto che torna tra i vivi, Abramo ribatte in modo definitivo che “se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi nemmeno se uno risorgesse dai  morti”. La stessa fede nel Cristo risorto si  fonda sulle Scritture (cf. Lc 24). In sintesi: il povero e la Scrittura sono i sacramenti che nell’oggi possono raggiungere l’uomo e  guidarlo verso la salvezza! 

La “comunione” che viviamo in chiesa tra noi e  con Dio deve diventare lo stile di tutta la nostra vita, vincendo l’egoismo che ci chiude in noi stessi e aprendoci all’azione dello Spirito che fa  di noi degli “uomini/donne di Dio”, capaci di dare concretezza quotidiana alla giustizia e all’amore!

Volgere il possesso in relazione 21/09/2025

VOLGERE IL POSSESSO IN RELAZIONE

Forse siamo ancora perplessi e pensosi di fronte al messaggio di Domenica scorsa, che ci invitava all’obbedienza e al dono gratuito, provocati dall’esaltazione della Croce… ma il Signore non ha mai finito di stupirci: ogni settimana ci raggiunge per rivelarci il suo amore sconfinato e paradossale

Potremmo dire che oggi, ci offre la possibilità di interrogarci sul rapporto che abbiamo con lui e con i fratelli, e di verificare qual è la priorità che più ci sta a cuore…

L’ossessione per un lavoro continuo, senza interruzioni, segnato, come nella nostra contemporaneità, da concorrenza e accelerazione ha esiti disumanizzanti mascherati da gioiosi eufemismi come “ottimizzazione dei tempi”… invece il “sabato” da rispettare secondo il comandamento biblico introduce nello scorrere del tempo l’alternanza del ritmo tra lavoro e riposo e così rende umano il tempo e ricorda che non l’uomo è per il lavoro, ma il lavoro per l’uomo!

Tanto Dio quanto la ricchezza possono essere destinatari di un culto. Sono due religioni a confronto e che si escludono a vicenda… Gesù, dicendo “Fatevi degli amici con la disonesta ricchezza” suggerisce di volgere il possesso (di denaro e di beni) in relazione (con persone). Perché le relazioni sono la nostra vera ricchezza!

Da parte sua, il Signore continua a posare su di noi il suo sguardo di amore, soprattutto se sapremo riconoscere tutti i beni con i quali egli ha arricchito la nostra vita e che ci chiedono di essere amministrati saggiamente.

Mistero d’amore 14/09/2025

MISTERO D’AMORE!

La liturgia ci fa vivere un mistero di passione e di sacrificio, ma nello stesso tempo di vittoria e di vita: un mistero d’Amore!
In questo 14 settembre, infatti, in comunione anche con le Chiese di Oriente, celebriamo la festa della Esaltazione della Santa Croce, nella data in cui vennero dedicate le Basiliche fatte costruire da Costantino sul Golgota e sul Sepolcro di Gesù.
Da allora la Chiesa in questo giorno guarda a Cristo che con la sua croce ha redento il mondo.
Ecco perché quando si celebra l’Eucaristia, accanto all’altare c’è sempre, ben visibile, l’immagine del Crocifisso: è l’espressione più efficace dell’amore di Dio per noi uomini, ed è anche l’indicazione più provocante dello stile di chi vuol vivere veramente: dare la vita per i propri fratelli.
Questa celebrazione non chiede di adorare uno strumento di morte quale è la croce, ma di porsi al cospetto del mistero di amore che sulla croce si è manifestato e riconoscere che l’amore del Padre che ha donato il Figlio per la vita del mondo (cf. Gv 3,16) e l’amore del Figlio che ha consegnato se stesso per gli uomini, è ciò che opera la salvezza. L’amore divino e trinitario, trasmesso ai credenti mediante il dono dello Spirito (cf. Rm 5,5), è al cuore della celebrazione odierna.
Alzando lo sguardo verso la croce di Cristo, possiamo trovare il senso della vita, della vita di Dio e dell’uomo, della vita di Cristo e della vita in Cristo; possiamo trovare il senso profondo che assume il cammino dietro a Cristo. Seguire Cristo significa, prima o poi, salire sulla croce. Non tanto subire la croce, ma abbracciare la croce, salirvi! Sì, salire la nostra croce. La croce che la vita intaglia e scolpisce per ciascuno di noi giorno dopo giorno attendendo che noi ci lasciamo plasmare a co-crocifissi con Cristo. 

All’ultimo posto per servire! 31/08/2025

ALL’ULTIMO POSTO PER SERVIRE!

Anche questa Domenica tanti di noi accettano l’invito del Signore a partecipare alla mensa della sua Parola e del Pane di Vita.
A pensarci bene, è un invito inquietante, sconvolgente: Dio sa che non siamo all’altezza del suo dono e che molto spesso, nonostante i buoni propositi, non siamo fedeli alla sua amicizia… eppure continua ad invitarci, a preparare per noi un banchetto di festa e di fraternità.
Lasciamoci scomodare da questo amore fedele e insistente del Signore e accogliamoci anche noi reciprocamente, sapendo superare le divisioni o i sospetti, per ritrovarci tutti fratelli alla mensa del Padre che scombina i pensieri dei superbi e innalza gli umili.
Col nostro andare all’Eucaristia noi esprimiamo ogni Domenica il nostro essere discepoli di Gesù, ma dobbiamo riconoscere con sincerità che questo rapporto con il Maestro è spesso qualunquista e abitudinario…
Eppure l’intensità d’amore con la quale Egli si dona a noi presuppone, da parte sua, una relazione ben diversa: il Signore vuole essere l’unico, il primo, il più importante di qualsiasi altro, e non uno dei tanti… Ce lo propone con semplicità e libertà, ma anche con grande chiarezza e radicalità.
Nelle nostre assemblee ci è data l’occasione concreta per convertire la nostra fede tiepida e incerta e deciderci con determinazione per Cristo e il suo Vangelo.
Questa nuova sapienza che viene da Dio e dalla croce raduna gli uomini come ad una sola mensa, in una sola nazione, con una sola capitale; non intendono dominare né servirsi della sapienza umana per realizzare una comunione di valori; essi trovano nell’amore che si mette al servizio dell’uomo la speranza che spinge il mondo verso nuovi e più vasti confini…!