Tutti gli articoli di Flavio Dal Lago

“Beati…! Beati…! Beati…!” 01/02/2026

“Beati…! Beati…! Beati…!

questa “litania” di beati che Gesù pronuncia vedendo le folle rischia di risuonare nelle nostre orecchie ma non nei nostri cuori ormai abituati, assuefatti, dal loro suono. Eppure le beatitudini mantengono la loro portata provocatoria, paradossale e consolatoria allo stesso tempo: come possiamo considerare beati coloro che piangono, che subiscono violenza, che sono perseguitati, che hanno fame e sete di giustizia, che per la loro povertà in spirito, la loro mitezza, la loro purezza di cuore, la loro capacità di misericordia, la loro opera di pacificatori, sono “calpestati” dai potenti di questo mondo, sono messi ai margini, visti e trattati come dei perdenti? Sappiamo bene come nonostante la prassi di costoro, nonostante tutti i loro sforzi, il mondo continua ad andare avanti con le sue logiche di sfruttamento, di violenza e sopruso, di ingiustizia in tutte le sue varie sfaccettature, e allora dove sta la beatitudine?
Le beatitudini ci narrano come il vivere con il Signore, “l’essere suoi” (per usare l’espressione di Paolo) non solo è il telos (= finalità), la pienezza finale, ma è anche l’origine e il sostegno del nostro pellegrinaggio su questa terra. “L’essere del Signore” dà una qualità altra, beata appunto, al nostro modo di stare al mondo, al nostro sguardo sul passato, sul presente, sul futuro, impastando di speranza e fiducia i nostri giorni, fatti spesso di pianto, di pochezza (materiale, spirituale e umana), di mancanza (fame e sete non solo di cibo ma soprattutto di senso), di prove, affanni e pesantezze di vario genere.
In sintesi potremmo dire che le beatitudini non sono altro che l’intima pace di chi si sa, nonostante tutto, chiamato e sostenuto da Dio che, per mezzo di Gesù Cristo e nella forza dello Spirito Santo, ci rende capaci di attraversare il cammino di questa vita con passo risolutamente lieve, il passo stesso di Gesù che “passò in mezzo a noi facendo il bene e guarendo perché Dio era con lui” (cf. At 10,38).

La vocazione è iniziativa di Dio 25/01/2026

LA VOCAZIONE E’ INIZIATIVA DI DIO MA HA BISOGNO DI UNA COMUNITA’ CHE ACCOMPAGNA!

Il Seminario della nostra Chiesa di Vicenza è vivo: continua il cammino di giovani che il Signore chiama al presbiterato. Attualmente sono cinque. Da settembre scorso vivono e condividono il percorso formativo in una comunità interdiocesana insieme ai seminaristi e agli educatori delle diocesi di Adria-Rovigo, Chioggia e Padova: la sede è a Sarmeola di Rubano (PD).
Perché questa decisione? Per offrire a chi è chiamato al servizio ministeriale una comunità vera, capace di far respirare la gioia della condivisione fraterna, la ricchezza della preghiera liturgica, la solidità dell’insegnamento teologico e la pazienza del discernimento personale ed ecclesiale.
Accanto a questi cinque seminaristi, ricordiamo anche i quattro giovani che stanno facendo esperienza nella comunità vocazionale “Il Mandorlo”, presso “Ora Decima” in Contrà S. Caterina a Vicenza.
Il Signore continua a chiamare! Non sempre, però, nelle nostre Comunità chi avverte una chiamata trova persone capaci di leggere, alla luce della Parola di Dio, ciò che passa nel cuore… È qui che ciascuna parrocchia può fare molto: con la testimonianza di preti sereni, famiglie generose, consacrati e laici impegnati; con ambienti dove si prega insieme e si impara a servire; con educatori e catechisti che non abbiano paura di porre domande grandi e di ascoltare con rispetto.

O Padre, che provvedi alla tua Chiesa gli operai del Vangelo,

effondi, in una rinnovata Pentecoste,

il tuo Spirito di pietà e di fortezza,

affinché susciti nel tuo popolo

degni ministri dell’altare,

annunciatori forti e miti della Parola che ci salva.

Discepoli di Gesù nell’ordinarietà della vita 18/01/2026

DISCEPOLI DI GESU’
NELL’ORDINARIETA’ DELLA VITA

Gesù si è manifestato nella nostra carne: noi lo abbiamo riconosciuto e celebrato nel mistero del Natale; ora riprendiamo il cammino dei discepoli nel “Tempo Ordinario”.
Giovanni e Gesù sono legati da uno stretto rapporto fin dal grembo delle loro madri, eppure nel Vangelo di questa Domenica Giovanni afferma per due volte: “Io non lo conoscevo”, esprimendo una verità fondamentale per ciascuno di noi: il mistero che abita le profondità di coloro che ci stanno accanto non è conoscibile se non facendo obbedienza alla propria e altrui vocazione. Per penetrarlo, almeno un poco, occorre avere uno sguardo contemplativo, capace cioè di vedere ciò che lo Spirito opera nelle loro vite.
La vita cristiana consiste proprio nel saper riconoscere che, in Gesù, Dio ci ha detto e dato tutto.
Questo ci spinge, anzitutto, ad avvicinarci sempre di più a Cristo, invocando da lui la salvezza, cioè la liberazione dal peccato e dal male…
ed è quello che realizziamo in ogni nostra liturgia: nei segni semplici ma efficaci della fraternità, della Parola annunciata e del Pane e del Vino, noi riconosciamo Gesù, vivo e presente in mezzo a noi…
Ma riconoscere Gesù come Salvatore, ci impegna anche a farlo conoscere agli altri, con la gioia e l’entusiasmo di chi condivide una risorsa di vita: sarà questo il modo migliore per vivere anche questa Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani!

Uno solo è il corpo,
uno solo è lo Spirito
come una sola è la speranza
alla quale Dio vi ha chiamati

(Efesini 4, 4)

Il figlio di Dio non si vergogna di mettersi in fila con i peccatori 11/01/2026

IL FIGLIO DI DIO NON SI VERGOGNA DI METTERSI IN FILA CON I PECCATORI

La Festa del Battesimo di Gesù, che segna la conclusione del Tempo di Natale e l’inizio del Tempo Ordinario, continua il senso dell’Epifania, cioè vuole aiutarci a riconoscere il Signore che si manifesta“: in particolare siamo invitati a riconoscere che Dio ci è Padre e che essere cristiani ci impegna a vivere da suoi figli, nello stile dell’umiltà e della benevolenza praticato da Cristo.
Gesù è venuto per stare lì, in mezzo ai peccatori, per immergersi con loro e poi chiamarli fuori dall’acqua intorbidata dai peccati e condurli alla sua sequela verso il regno che viene, che è alle porte, vicinissimo. Giovanni allora lascia fare, tace, non si oppone: diminuisce!
Immerso in questa obbediente sottomissione di Giovanni, Gesù esce dall’acqua e vede – lui solo – lo Spirito di Dio discendere e posarsi sopra il proprio capo. Non ci è detto che anche gli altri, a cominciare da Giovanni, vedono questo Soffio divino che investe Gesù, ma la voce sì, quella è udibile da tutti, chiara e forte: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. È voce che risuona nel deserto e indica che in quell’uomo c’è il beneplacito di Dio, c’è l’uomo come Dio ha sempre voluto che fosse, c’è il volto di Dio come ha sempre voluto manifestarsi all’umanità!
Al Giordano Gesù è battezzato e ogni essere umano è rivelato a se stesso: nell’acqua del pentimento ciascuno di noi ritrova la propria umanità, il proprio essere a immagine e somiglianza di Dio, la propria qualità di figlio amato dal Padre, di luogo vivo della gioia che Dio sempre nutre nello stare in mezzo a coloro che egli stesso ha voluto come custodi del creato, in attesa della comunione piena e definitiva nel regno.

Prima domenica dell’anno … 4/1/2026

PRIMA DOMENICA DELL’ANNO
E COMPIMENTO
DEL GIUBILEO DELLA SPERANZA

Siamo ancora nel Tempo di Natale e prossimi alla Solennità dell’Epifania, ma non possiamo dimenticare come sia fondamentale vivere il Giorno del Signore: in fondo anche il Natale assume tutta la sua importanza proprio perché questo Bambino che ci è nato è Cristo Salvatore, che con la sua morte e risurrezione sconfiggerà definitivamente il male e la morte.
In questa Domenica, allora, concentriamo la nostra attenzione ancora una volta sul Bambino di Betlemme, per comprenderne meglio l’identità più vera e più profonda: Egli è la luce che illumina la vita di ogni uomo, e in ogni Eucaristia egli si fa “Emmanuele”, Dio-con-noi, attraverso la sua Parola e il Pane di Vita.

E martedì, in comunione con Papa Leone, pregheremo così:

A conclusione dell’Anno Giubilare
vogliamo unire le nostre voci al canto di tutta la Chiesa,
che innalza il suo ringraziamento a Dio:
attraverso i sacramenti, il pellegrinaggio,
la preghiera e la carità
abbiamo fatto una esperienza intensa
della misericordia divina!
Il Signore ha lavato i nostri peccati
e ci ha ricolmati della sua grazia.
Durante questo anno abbiamo comunicato nella fede,
nella speranza e nella carità,
con tutto il mistero di Cristo
distribuito nel ciclo dei tempi liturgici.
Ora, rinfrancati da questa esperienza di conversione,
torniamo al ritmo quotidiano della nostra vita.
Come i discepoli che hanno visto il suo volto,
custodiamo la gioia dell’incontro con il Signore
e manteniamo senza vacillare
la professione della nostra speranza,
perché è fedele colui che ha promesso.

Non spettatori ma partecipanti consapevoli 21/12/2025

NON SPETTATORI
MA PARTECIPANTI CONSAPEVOLI

Ora Giuseppe, svegliatosi dal sonno, fece come gli aveva prescritto l’angelo del Signore”. Giuseppe “pensa alle cose” che gli accadono, l’angelo gliene svela il nesso con la Scrittura e Giuseppe diviene “consapevole del momento” e agisce obbedendo alla volontà del Signore. Uomo giusto, uomo dell’ascolto, Giuseppe sa che lo Shemà Israel, il comandamento dell’ascolto contiene in sé l’esigenza della messa in pratica, dell’agire conformemente a quanto si è ascoltato. Lungi dal rifugiarsi nei sogni per evadere da una realtà troppo complessa da capire e troppo dura da sopportare, Giuseppe trova nel sonno – in cui egli dorme ma il suo cuore è desto, come l’amata del Cantico (cf. Ct 5,2) – il discernimento e la forza necessari per imprimere alla propria vita il sigillo della volontà del Signore, al prezzo di svolte, cambiamenti, esodi umanamente inspiegabili. Giuseppe, uomo di azione ponderata e silenziosa ma anche risoluta e tempestiva, rifugge dall’essere protagonista, non per viltà o falsa modestia, bensì per la consapevolezza che il protagonista, colui che agisce per primo, il Signore dell’azione è Dio. Giuseppe lo asseconda nella fedeltà dell’uomo di ascolto: l’obbedienza fedele al Dio fedele. Giuseppe diventa così quello che era chiamato a essere: un testimone dell’amore fedele. Il nome dato a Gesù – “Il Signore salva” – l’Emmanuele, “Dio-con-noi” è il cuore della testimonianza del giusto Giuseppe e la buona notizia di cui siamo chiamati a essere testimoni nella quotidianità delle nostre povere vite.

Per noi “Natale” non è un “giocare a Cristo che nasce”,

una nostalgia del passato, un moto di sentimenti;

non siamo gli spettatori di una sacra rappresentazione,

ma prendiamo parte ad un mistero:

viviamo l’intervento di Dio in nostro favore!

Una gioia paziente.. Una pazienza gioiosa! 14/12/2025

UNA GIOIA PAZIENTE…
UNA PAZIENZA GIOIOSA!

Non può capire e vivere l’Avvento chi non attende il Signore, chi è stordito e distratto dalla preoccupazione per sé stesso; ma nemmeno chi ha paura ed è nella disperazione è entrato nello spirito dell’Avvento, perché sapere che il Signore è vicino, anzi è già in mezzo a noi, non può che riempirci di gioia, di consolazione e di pace.
Allora, in questa attesa che il tempo dell’Avvento ci esorta a vivere, abbiamo ancora bisogno del Battista, della sua voce, del suo non scandalizzarsi, dei preparativi da lui messi in atto. Per questo Gesù istruisce i suoi discepoli su Giovanni Battista: avranno, avremo sempre bisogno di capirne la profezia. Non aveva forse appena detto Gesù: “Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli”? (Mt 10,32). E Gesù rende testimonianza a colui che gli ha reso testimonianza.
È una testimonianza di cui non possiamo fare a meno, non solo nel tempo dell’Avvento, ma nell’intero tempo della Chiesa: un tempo attraversato da dubbi, contraddizioni, perplessità, dal venir meno della fede, dall’immiserirsi della speranza, dal raffreddarsi della carità. Eppure, un tempo di benedizione, un tempo propizio per la conversione.
Questa terza Domenica del nostro cammino verso il Signore che viene, vuole essere proprio un invito insistente e caloroso alla gioia; una gioia, però, che non è ingenua e superficiale, ma conosce la virtù della PAZIENZA, che sa sperare senza scoraggiarsi, e senza false scuse sa portare quei frutti di carità e di giustizia che sono la vera liberazione attesa da tanti fratelli, vicini e lontani da noi, per i quali la nostra gioiosa speranza deve essere veramente un “vangelo”, una buona notizia!

Avvento: tempo di decisioni! 7/12/2025

AVVENTO: TEMPO DI DECISIONI!

In questa seconda Domenica di Avvento incontriamo la figura e il messaggio di Giovanni Battista: egli ci invita con lui “nel deserto”, il luogo dell’essenzialità e della solitudine, il luogo dove è più facile ascoltare la Parola di Dio e nutrirci del suo Pane di vita, per farci capire che è tempo di decidersi.
Non basta essere battezzati e avere una vaga religiosità: la nostra fedeltà agli impegni battesimali si misura sulla serietà con cui ascoltiamo l’appello quotidiano alla conversione, sulla prontezza con cui sappiamo cogliere l’irrompere di Dio nelle nostre povere vite, sulla coscienza del nostro peccato con cui ci accostiamo a Colui che si fa vicino a noi nella sua misericordia.
Nello stesso tempo, Giovanni Battista ci aiuta a renderci conto che è Dio a salvarci, a liberarci dal male e dalla morte: ogni celebrazione diventa allora l’occasione per manifestare a Dio il nostro “GRAZIE!” e la nostra disponibilità a lasciarci salvare.
Siamo aiutati dalla Festa della Immacolata Concezione di Maria; con tutta la Chiesa rendiamo grazie a Dio perché in Gesù ha mantenuto fede alla promessa di liberare l’uomo dal condizionamento del peccato e dalla paura della morte: Maria è stata la prima a partecipare a questa liberazione ed è stata preservata dal peccato fin dal primo istante della sua esistenza.
Lei, però, non è rimasta passiva, non si è accontentata di ricevere il dono, ma ha corrisposto all’iniziativa di Dio con la sua disponibilità ad accogliere Cristo nella sua vita e a generarlo per il mondo intero.
Ecco allora che Maria ci aiuta a vivere anche il nostro Avvento: facendoci accoglienti nell’attesa e attivi nell’impegno!
Facciamo spazio al dono perché diventi compito: il Signore, infatti, viene, e viene sempre; ma domanda un grembo dove nascere…

Egli è venuto! Viene! Verrà! 30/11/2025

EGLI È VENUTO! VIENE! VERRÀ!

Riprendiamo il cammino al seguito dell’unico Maestro
nell’attesa di quel Regno di giustizia e di amore che vogliamo contribuire a far crescere.
Eccoci alla prima Domenica del nuovo Anno Liturgico: è una ulteriore occasione che il Signore ci offre per vivere nella sua amicizia!
Se ci guardiamo attorno, saremmo tentati di lasciarci afferrare dal pessimismo, dall’angoscia, dalla paura…
Ma noi che crediamo in Gesù Cristo sappiamo che questa nostra storia di uomini e di donne è anche la storia di Dio.
Proviamo a fissare lo sguardo del nostro cuore su Gesù Maestro: è lui il Figlio di Dio che si è fatto uomo 2000 anni fa; è lui il Signore della storia che porterà a compimento il Regno del Padre alla fine dei tempi; è lui il Compagno di viaggio che ci chiede di essere riconosciuto ogni giorno nella vita della Chiesa e nel fratello che ci vive accanto.
Il ritorno del Signore è alle porte non per un cronologico evolversi delle vicende umane, ma per un motivo profondamente legato al suo essere Signore: Cristo viene perché è amore. Dio ha creato il mondo per una sovrabbondanza di amore, “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo unico Figlio” (Gv 3,16), Dio ama talmente la sua creatura da non poter restare lontano neppure per un istante. Questo è quanto sappiamo del Signore: su questa verità dobbiamo vigilare, a questa speranza dobbiamo ritornare ogni giorno, in questo amore dobbiamo dimorare.
Proprio fissando il nostro sguardo su Cristo siamo invitati a iniziare questo Avvento, prendendo coscienza che celebrare il Natale significherà essere disposti ad accogliere Cristo e il suo Vangelo nella nostra vita.

Dio regna dalla croce 23/11/2025

DIO REGNA DALLA CROCE

In questa ultima Domenica dell’Anno Liturgico celebriamo Gesù Cristo Re dell’universo.
Papa Leone ci invita anche a vivere, in ogni Diocesi, una “Giornata” dedicata ai giovani, pensati come testimoni della loro amicizia col Signore Gesù.
Il sapere che Gesù “regna” ci riempie di consolazione e di speranza, perché sappiamo che egli è il principio e la fine di tutte le cose, colui che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue e ha fatto di noi il popolo di Dio.
Questa consolazione diventa precisa consapevolezza: se Gesù ha “regnato” mettendosi a servizio degli altri, anche il nostro impegno a far crescere il Regno di Cristo deve passare attraverso il dono gratuito e generoso di noi stessi.
È così che da pellegrini di speranza, come l’Anno Santo ci ha chiamato ad essere, ci prepariamo a diventare testimoni coraggiosi di Cristo.
È vero: non sempre è facile dare testimonianza. Il Signore non nasconde questa dolorosa realtà: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (Gv 15,20).
La testimonianza della fraternità e della pace, che l’amicizia con Cristo suscita in noi, ci solleva dall’indifferenza e dalla pigrizia spirituale, facendoci superare chiusure e sospetti. Ci lega inoltre gli uni agli altri, sospingendoci a impegnarci insieme, dal volontariato alla carità politica, per costruire nuove condizioni di vita per tutti.
Non seguiamo chi usa le parole della fede per dividere: organizziamoci, invece, per rimuovere le disuguaglianze e riconciliare comunità polarizzate e oppresse. Perciò ascoltiamo la voce di Dio in noi e vinciamo il nostro egoismo, diventando operosi artigiani di pace…!