IL FIGLIO DI DIO NON SI VERGOGNA DI METTERSI IN FILA CON I PECCATORI

La Festa del Battesimo di Gesù, che segna la conclusione del Tempo di Natale e l’inizio del Tempo Ordinario, continua il senso dell’Epifania, cioè vuole aiutarci a riconoscere il Signore che si manifesta“: in particolare siamo invitati a riconoscere che Dio ci è Padre e che essere cristiani ci impegna a vivere da suoi figli, nello stile dell’umiltà e della benevolenza praticato da Cristo.
Gesù è venuto per stare lì, in mezzo ai peccatori, per immergersi con loro e poi chiamarli fuori dall’acqua intorbidata dai peccati e condurli alla sua sequela verso il regno che viene, che è alle porte, vicinissimo. Giovanni allora lascia fare, tace, non si oppone: diminuisce!
Immerso in questa obbediente sottomissione di Giovanni, Gesù esce dall’acqua e vede – lui solo – lo Spirito di Dio discendere e posarsi sopra il proprio capo. Non ci è detto che anche gli altri, a cominciare da Giovanni, vedono questo Soffio divino che investe Gesù, ma la voce sì, quella è udibile da tutti, chiara e forte: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. È voce che risuona nel deserto e indica che in quell’uomo c’è il beneplacito di Dio, c’è l’uomo come Dio ha sempre voluto che fosse, c’è il volto di Dio come ha sempre voluto manifestarsi all’umanità!
Al Giordano Gesù è battezzato e ogni essere umano è rivelato a se stesso: nell’acqua del pentimento ciascuno di noi ritrova la propria umanità, il proprio essere a immagine e somiglianza di Dio, la propria qualità di figlio amato dal Padre, di luogo vivo della gioia che Dio sempre nutre nello stare in mezzo a coloro che egli stesso ha voluto come custodi del creato, in attesa della comunione piena e definitiva nel regno.