SPEZZARE LA CATENA DELL’ODIO

Ogni volta che andiamo in chiesa e ci raduniamo per l’Eucaristia domenicale dovremmo ricordarci che ciò che stiamo per vivere è dono di Dio; anzi, visto che è un dono grande e immeritato, possiamo considerarlo un “dono moltiplicato”, esagerato:… un “per-dono“.
Per-donare“, infatti, è lo stile di Dio, che non insiste nel valutare i meriti delle persone e non continua a rinfacciare le mancanze: Egli è preoccupato non tanto dei nostri peccati, ma piuttosto della nostra conversione e della nostra salvezza.
Un Dio così grande e così sorprendente nell’amore ci riempie di consolazione e di speranza, ma ci impegna anche a saper imitare nella nostra vita di tutti i giorni il suo amore misericordioso e accogliente, perché la “Comunione” al Corpo e Sangue di Cristo trovi la sua conferma nella “comunione” quotidiana con i fratelli!
Il perdono delle offese e l’amore verso i nemici costituiscono una delle caratteristiche più vistose e più nuove della morale evangelica. Ma, come spesso capita, quanto più grande è l’esigenza, quanto più alta è la mèta indicata, tanto più meschina e povera appare la realizzazione nella vita pratica.
L’iniziativa della riconciliazione viene da Dio, e la Chiesa e i cristiani devono essere gli operatori della pace nel mondo, devono creare un clima di riconciliazione, di perdono, di incontro, di fraternità in tutti i settori e a tutti i livelli, da quello internazionale fino alle piccole relazioni di vicinato e di lavoro, tra gli sposi, tra i figli, nei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro, tra poveri e ricchi. Non c’è relazione umana, per piccola che sia, che non possa trovare un miglioramento attraverso la riconciliazione e il perdono. La spirale della violenza invoca l’amore cristiano, di cui un momento importante è il perdono. Solo con l’amore è possibile formare una comunità, anche quella nazionale.