IL PRIMO PASSO SORPRENDENTE DI DIO

Andando in chiesa, noi vogliamo rispondere positivamente al Signore che ci chiama e ci propone la sua volontà… una volontà che Egli ci rivela attraverso la Parola e la Vita di suo Figlio Gesù, che per noi non ha avuto paura di farsi uomo e di morire in croce.
Comprendiamo allora che, se vogliamo veramente imitare Gesù non possiamo limitarci ad un incontro di preghiera: dobbiamo corrispondere alla volontà del Padre con tutta la nostra vita, rinunciando decisamente a tutto ciò che ci impedisce un rapporto di amore con Dio e con i fratelli.
Rilevanti non siamo noi né le nostre azioni, perché l’Evangelo non è una morale da mettere in pratica. È invece l’annuncio sempre rinnovato della gioiosa noti­zia di ciò che Dio ha fatto e fa per noi. La vera domanda non è pertanto come comportarci, ma come si com­porta Dio. E il suo è un atteggiamento sorprendente: lo “vediamo” rivelato dall’incondizionata acco­glienza che Gesù riservò ai pubblicani e alle prostitute: questa è ciò che li ha trasformati. Perché in quel gesto hanno sperimentato che, inaspettatamente e gratuitamente, il loro fallimento, la loro rivolta, la loro vita disordi­nata o disonesta – di cui erano ben coscienti – non veniva condannata, ma era accolta per ciò che era: una sofferenza.
Scopriamo allora che il nostro “sì” trova il suo senso vero non già quando lo compren­diamo come ciò che dobbiamo fare per piacere a Dio, ma come la nostra risposta stupefatta all’amo­re e all’accoglienza che Dio ci ha riservato prima che noi glieli chiedessimo. Il nostro “sì” non è stato il primo passo che ci per­metteva di aspettare da Dio una sua risposta; è stato invece la nostra risposta al primo passo compiuto da Dio nei nostri con­fronti, la nostra risposta al suo amore.
Non dobbiamo aver paura di non farcela: Gesù stesso si dona a noi nell’Eucaristia come Parola che ci guida e come Pane che sostiene le nostre forze.