AMARE SENZA VEDERE

Sono passati “otto giorni” dopo la Pasqua: anche oggi, come allora coi suoi discepoli, Gesù  si fa presente in mezzo a noi e ci comunica il  suo Spirito e la sua pace; anche noi, oggi, possiamo, come Tommaso, inginocchiarci davanti a Gesù per riconoscerlo, con fede, “nostro Signore e nostro Dio”…
Il Vangelo di questa seconda Domenica di Pasqua  (o in Albis), è l’apparizione del Risorto a Tommaso. Fede di chi dubita, fede che è sempre compagna del dubbio, fede che ha bisogno di una verifica pratica, di un impatto anche nella propria carne. Tommaso, detto Didimo, il “gemello”, è un nostro inseparabile fratello.
Tradizionalmente, proverbialmente, è
sinonimo di “diffidente”, colui cui non basta la parola altrui, che ha sempre bisogno di toccare con mano.è una questione anche di amore!
L’amore
non si limita alla visione, alla “contemplazione”, ma vuole essere partecipe, direttamente coinvolto anche nella propria carne. La beatitudine che riassume l’esperienza di Tommaso è: “Beati i non vedenti eppure credenti”. Si può credere senza vedere, proprio perché si può anche amare senza vedere.
Voi amate Gesù, pur senza averlo visto” ci dice S. Pietro nella seconda lettura di oggi… certo: si può amare anche senza vedere, ma si può amare soltanto se la Parola di Dio è seminata, impiantata dentro di noi fino a crescere con noi, a fare corpo con noi, a farci sperimentare quotidianamente il passaggio dalla morte alla risurrezione.
Siamo invitati anche noi a passare dalla paura e dalla rassegnazione, che tengono “al chiuso” la nostra fede, all’entusiasmo e alla gioia, perché l’incontro col Signore risorto non può non cambiare la nostra vita!